sabato, 31 maggio 2008

La galleria d’arte moderna più visitata d’Europa: la Tate Modern Gallery, ha invitato alcuni musicisti a farsi ispirare dal lavoro di un'artista presente nella propria collezione.
Si tratta di un progetto di 12 mesi che ha coinvolto il mondo della musica d’avanguardia aprendosi a collaborazioni con gruppi musicali come i Chemical Brothers. I musicisti hanno creato una traccia audio abbinata ad una delle opere d’arte esposte.
La musica è installata insieme all’opera che lo ha ispirato, fruita al posto delle tradizionali audioguide, in una sorta di evoluzione dell’opera stessa.


Per ascoltare le tracce clicca qui

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categoria:stimolazioni
domenica, 25 maggio 2008
Prendete una soffitta, un robivecchi o una bancarella di cose usate. Prendete un contenitore di senso, che sia una scatola, una teca o una cornice, una sedia.... quello che più vi aggrada. Costruite tale conteniore, se necessario. Prendete il vostro cervello visionario, che leghi con armonia oggetti inutili, rifiuti del contemporaneo e cimeli vari. Riempite la scatola di tali associazioni mentali. Incollate il tutto come a creare un minuscolo teatrino dove vada in scena Morfeo. La scatola assomiglierà ai vostri sogni o ai vostri peggiori incubi, in ogni caso assomiglierà a voi stessi. Ed eccovi diventati come Joseph Cornell o come George Brecht, artisti infinitamente originali e dalla sensibilità incantevole, benchè, s'intende, incompresa dalla gente volgare.



George Brecht - The Book of the Tumbler on fire - 1964



Joseph Cornell - Senza Titolo (Bebè Marie) primi anni Quaranta

"La bambola paffuta in una foresta di ramoscelli. Gli occhi aperti, rosse le labbra e le guance. Mentre la madre era occupata in altre faccende, la piccola ha preso la borsa, ha tirato fuori la scatola dei cosmetici e si è truccata di fronte a uno specchio. Ora sarà punita.
Una bambina viziata, con in testa un cappello di paglia, che stà per essere bruciata sul rogo. Si vedono già le fiamme tra i lunghi capelli intrecciati ai rami. Ha gli occhi spalancati, per cui può osservarci mentre noi la osserviamo.
E' tutto vagamente erotico e sinistro."
Charles Simic, "Il cacciatore di immagini" , Adelphi, 2005
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categoria:arte, stimolazioni
domenica, 18 maggio 2008

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venerdì, 16 maggio 2008
Non tutti i miei libri sono destinati ad una lettura immediata, alcuni attendono sull’attenti tra le fila degli scaffali pronti a fare il loro “sporco lavoro” all’occorrenza. Tra questi c’è La natura e i suoi simboli - piante, fiori e animali che ieri mattina mi è capitato di sfogliare in preda alla noia. Per ogni animale, pianta, arbusto, viene illustrato il significato simbolico. Ho scoperto ad esempio che il papavero è la metafora onirica per eccellenza, attributo di Ipno e di Morfeo; Ovidio racconta di un rigoglioso campo di papaveri oltre il quale un antro nascosto dà accesso al regno del Sonno.



Claude Monet - I papaveri 1873


Il treno locale che mi porta al lavoro oggi viaggia più lento del solito, tanto da permettermi di osservare la primavera fuori dal finestrino. Un filare di punti rosso acceso accompagna il tragitto dei binari. Sono papaveri, ma oggi io riesco a leggerli sotto un'altra luce e me li immagino come sogni. Sono i sogni dei pendolari. Comincio a raccontarmi delle storie incredibili fantasticando su cosa si celi dietro ogni fiore scosso dal vento.

Ci siamo persi qualcosa in questo percorso di conoscenza: la nostra concretezza ci ha levato i simboli, le magie, le superstizioni. Conosciamo tutte le leggi che regolano la natura ma non siamo più in grado di leggerela come un racconto fantastico. L’occhio contemporaneo guarda alle nature morte seicentesche stupendosi del virtuosismo pittorico, non sa più ri-leggerne la narrazione nascosta dietro al significato simbolico.
Oggi non vorrei musei, vorrei entrare in una Wunderkammer.



Ambrosius Bosschaert - Natura morta di fiori 1614

PS: Post-aggiunta al post
LIBELLULA: considerata una specie di mosca è un simbolo negativo e incarna l'immagine del demonio
FARFALLA: Per la sua particolaritàdi liberarsi dal bozzolo è considerata simbolo di salvezza e resurrezione. Contrapposta alla libellula allude all'estrema lotta tra bene e male.

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categoria:arte, stimolazioni
giovedì, 08 maggio 2008


Tecnica mista su carta
22x22
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categoria:my works
mercoledì, 07 maggio 2008

Thomas Stuth - Musèe du Louvre IV


Passeggiavo in un giornata d’agosto tra le stanze del Louvre. Alcune aree del museo erano completamente deserte e per questo maggiormente godibili quali l’arte islamica e la sezione dedicata alle arti decorative. Altre sale erano gremite di visitatori, ammirati soprattutto dalle eterne forme delle sculture greche. Da questo punto nevralgico partiva un brulichio di corpi mossi in maniera irrazionale dal magnetismo delle varie opere disposte. Ciondolavano qua e là, ognuno seguendo un personalissimo programma di visita ma tutti seguivano un flusso unidirezionale indicato da alcune frecce alle pareti. Pareva di osservare l’uscita di un formicaio o una danza di api. D’un tratto arrivai in un lungo corridoio, ampissimo, dedicato alla pittura rinascimentale. La gente andava e veniva senza fermarsi di fronte alle opere. Eccolo li, il quadro che aspettavo di vedere: “La morte della Vergine” del Caravaggio. Nessuno gli stava di fronte, nessuno si fermava ad ammirare la grazia di quei corpi disperati. Nessuno. Era lì per me ed io per lui. Conversammo per un po’ grazie a un dialogo muto: io con gli occhi e lui con le luci, le forze, le forme, i rossi... Una delle opere più trasgressive della storia dell’arte era di fronte a me. Arretrai per poterla vedere nella sua totalità ma urtai contro un ostacolo; la corsia era divisa in due da una fila di transenne. Decisi a malincuore di abbandonare il Caravaggio per proseguire la visita. Seguii quel percorso stonato per quel luogo mentre rimugginavo sullo stridore dell’oggetto transenna in un contesto del genere. Di nuovo folla. Una calca immensa di turisti e di macchine fotografiche. Una guardia più simile ad una poliziotto che a un custode. Un piccolo quadro. Un’icona dell’arte. Ripensando al mio Caravaggio pensai: “ La gioconda mi fa un baffo!”... e compresi Duchamp.



Leonardo


Duchamp


Dalì

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categoria:arte, stimolazioni
lunedì, 05 maggio 2008
7 cose che amo.



...per rispondere a questa stimolazione
con un supporto visivo.
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categoria:
domenica, 04 maggio 2008
A tutti coloro che si domandano se la SteB dipinge ancora
A tutti quelli che mi hanno eletto come loro pittrice preferita
A tutti quelli che mi amano spassionatamente, indipendentemente da quello che faccio...
...e a te, ladro dei Munch... so che collezioni tele di prestigio...

ebbene...a tutti voi
sappiate che io sarò qui

BLOWUP08_all_f

Vi aspetto tutti sabato 10 maggio all'EX-UPIM di Treviglio (BG) per l'inaugurazione.
per info sull'associazione organizzatrice clicca qui


Per l'occasione mi è stato chiesto di scrivere la mia biografia...
...non avendo ancora un biografo personale ho dovuto fare da me.
E' strano doversi riassumere in poche righe.
Spero di aver reso l'idea.




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categoria:arte, my works
giovedì, 01 maggio 2008
Le donne si dipingono il volto e si agghindano con decorazioni preziose.
Le case si vestono di immagini alle pareti e fronzoli vari.

Ma
ciò che amo di più sono le città, quando si adornano di idee visionarie.
...
Non siamo tanto diversi dai nostri antenati:
i nostri bisogni sono rimasti gli stessi.

urba1Milano


urba3Parigi


urba2Berlino

Photos by SteB.
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categoria:arte, stimolazioni
giovedì, 24 aprile 2008

" tela è tela, il colore è colore, non esiste altro."




Ieri ho visto un Pollock.
"Alchemy"
Ne avevo visti altri, enormi, e avevo già visto anche questo,
ma ora, mi ci son ritrovata di fronte con un bagaglio diverso.
Chi non ne ha mai visto uno dal vero non può capire.
Sembrava un paesaggio lunare,
una superficie sconosciuta da esplorare con gli occhi.
Ogni macchia di colore aveva il suo carattere, spessore, forza.
Gli occhi non la smettevano di andarsene in giro per la tela incantati, accarezzavano i cromatismi,indugiavano nelle asperità,
si perdevano nelle texture date dalle tracce di materia e godevano di ogni ruvidità.
Avrò passato 20 minuti di fronte a quella tela...
chissà cosa avrà pensato la guardia.
Una pazza di fronte a un groviglio.



Jackson Pollock
- Alchemy - 1947
Peggy Guggenheim Museum, Venezia


PS: Piu passa il tempo e più penso che l'arte vabbia guardata in faccia. La stampa cartacea e internet sono strumenti fallaci. Anestetizzano il rapporto tra lo spettatore e l'opera. Appiattiscono le emozioni.
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categoria:arte, stimolazioni